masticazione

Il potere della Masticazione: come cambia il modo in cui digeriamo il cibo

C’è stato un periodo in cui la masticazione sembrava la soluzione a tutto: “mastica 30 volte ogni boccone”. Un mantra ripetuto da nutrizionisti, nonne premurose e articoli di lifestyle, spesso con un tono più da rimprovero che da consiglio. Poi, come spesso accade, l’attenzione si è spostata su altro: microbiota, fermenti, digiuno intermittente, superfood. E la masticazione? È rimasta lì, sospesa tra buon senso e regola un po’ ossessiva.

Eppure, tornare a parlarne oggi ha senso. Non perché masticare lentamente sia una bacchetta magica per l’intestino, ma perché è uno di quei gesti semplici che raccontano molto del nostro rapporto con il cibo, con il corpo e con il tempo che ci concediamo per mangiare.

La domanda allora non è tanto “masticare bene fa bene?”, ma come e perché la masticazione può influenzare la digestione, il gonfiore e persino il gusto. Senza rigidità, senza contare bocconi, senza trasformare un atto naturale in un’ennesima performance.

Digestione: il lavoro inizia in bocca

La digestione non inizia nello stomaco, come spesso si pensa, ma in bocca. Masticare serve prima di tutto a sminuzzare il cibo, aumentando la superficie su cui agiranno gli enzimi digestivi. Ma non è solo una questione “meccanica”.

Durante la masticazione, infatti, viene prodotta saliva, che contiene enzimi come l’amilasi salivare, responsabile dell’inizio della digestione dei carboidrati complessi. Questo significa che una parte del lavoro digestivo viene già avviata prima che il cibo arrivi nello stomaco.

Quando il cibo è masticato poco e in modo frettoloso, arriva allo stomaco in pezzi più grandi. Lo stomaco, a quel punto, deve lavorare di più per frammentarlo ulteriormente e questo può rallentare la digestione gastrica. Non è un dramma, il nostro corpo è perfettamente in grado di gestirlo, ma il processo diventa meno efficiente, soprattutto se il pasto è abbondante o particolarmente ricco di grassi e fibre.

Qui entra in gioco il legame “morbido” con la salute intestinale: una digestione più faticosa a monte può riflettersi a valle, soprattutto nelle persone sensibili.

Gonfiore e masticazione: c’è davvero un legame?

Il gonfiore è uno dei disturbi gastrointestinali più diffusi e anche più frustranti. Le cause possono essere molte: fermentazioni intestinali, aria ingerita, intolleranze, stress, ritmo dei pasti irregolare. La masticazione non è l’unico fattore in gioco, ma può fare la sua parte.

Mangiare in fretta porta spesso a ingerire più aria (aerofagia), soprattutto se si parla mentre si mangia o si consumano pasti in piedi, davanti al computer, in auto. Questa aria può accumularsi nell’intestino e contribuire alla sensazione di gonfiore e tensione addominale.

Inoltre, quando il cibo arriva poco masticato nell’intestino, può essere più facilmente fermentato dalla flora batterica, soprattutto nel caso di alimenti ricchi di carboidrati fermentabili. Questo processo produce gas, che non sempre vengono gestiti in modo silenzioso ed elegante dal nostro organismo.

Masticare con calma non elimina il gonfiore “per magia”, ma può ridurre alcuni fattori che lo favoriscono, rendendo la digestione più armoniosa. Ed è proprio qui che serve delicatezza: non è una colpa gonfiarsi, né una prova che stiamo “mangiando male”. È una risposta del corpo che va ascoltata, non combattuta.

Il gusto cambia se mastichiamo di più?

Qui il discorso diventa particolarmente interessante. Perché sì, il gusto cambia davvero.

La percezione del sapore non è immediata: richiede tempo. Più mastichiamo, più le molecole aromatiche vengono rilasciate e raggiungono i recettori olfattivi retronasali, quelli che contribuiscono in modo decisivo alla complessità del gusto. È il motivo per cui un cibo sembra “più buono” se lo assaporiamo lentamente.

Masticare di più significa anche permettere al cervello di registrare meglio ciò che stiamo mangiando. Non solo il sapore, ma la consistenza, la temperatura, l’evoluzione del boccone. Un pane può rivelare note dolci che non avevamo notato, un formaggio può cambiare completamente profilo aromatico dopo qualche secondo in più in bocca.

Mangiare lentamente non rende automaticamente un piatto più buono, ma ci mette nelle condizioni di coglierne davvero le sfumature. Ed è un aspetto spesso dimenticato, soprattutto quando il cibo diventa solo carburante o distrazione.

Come rallentare senza ossessioni

Uno dei motivi per cui il tema della masticazione è diventato antipatico è proprio l’approccio rigido: numeri, regole, obiettivi da raggiungere. Contare i bocconi, cronometrare il pasto, imporsi ritmi innaturali. Tutto questo rischia di trasformare il mangiare in un esercizio di controllo più che di piacere.

In realtà, mangiare più lentamente è una conseguenza, non un comando. Succede quando siamo meno distratti, quando il pasto ha uno spazio dedicato, quando il cibo ci interessa davvero. Non serve masticare “x volte”, basta accorgersi di quando stiamo ingoiando senza quasi aver sentito cosa avevamo in bocca.

Alcuni piccoli cambiamenti aiutano più di qualsiasi regola: appoggiare le posate ogni tanto, evitare di mangiare direttamente da sacchetti o contenitori, sedersi davvero per mangiare. Non sono trucchi, sono inviti a rallentare senza forzature.

La masticazione come atto di consapevolezza

Arriviamo al punto forse più interessante: masticare non come dovere, ma come atto di presenza.

Nel nostro rapporto con il cibo, la velocità è spesso il sintomo di altro: poco tempo, stress, distrazione, fame accumulata. Masticare lentamente non è una soluzione universale, ma può diventare un segnale. Un modo per dire: “sono qui, sto mangiando, mi sto nutrendo”.

Non serve farlo sempre, né farlo perfettamente. Ci saranno pasti veloci, mangiati di corsa, ed è normale così. Ma riscoprire la masticazione come gesto naturale, non imposto, aiuta a ristabilire un dialogo più gentile con il corpo.

Alla fine, masticare bene non è una regola da seguire, ma una possibilità da concedersi. Per digerire un po’ meglio, per sentire un po’ di più, per mangiare con meno fretta e più curiosità. Ed è forse questo il vero beneficio: non tanto per l’intestino in sé, ma per il modo in cui scegliamo di stare a tavola.

 

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