Se siete genitori o zii di bambini piccoli, probabilmente avete visto scene che all’inizio fanno sorridere, poi un po’ innervosire: un bambino che gioca con il cibo spalmando la purea di carote sulla maglietta, annusa affascinato una fetta di kiwi o porta alla bocca un pezzetto d’insalata… per poi lasciarlo cadere sul pavimento. Per molti adulti “maniaci dell’ordine”, queste immagini possono sembrare una perdita di tempo (e pulizia). In realtà, tutte queste esplorazioni sensoriali con il cibo sono una parte fondamentale del modo in cui i bambini piccoli imparano ad accettare e mangiare nuovi alimenti.
Ma cosa dice la scienza? E perché toccare, annusare e persino sporcarsi con il cibo può aiutare i bambini già dai primi anni di vita a sviluppare un rapporto positivo e duraturo con l’alimentazione?
Esplorare con i sensi non è solo “gioco”: è apprendimento
Il cervello dei bambini piccoli è un esplosivo laboratorio di apprendimento sensoriale: colore, consistenza, temperatura, profumo e suono associato al cibo vengono elaborati attraverso i sensi ben prima che la bocca compia il primo morso. È un fatto scientifico: l’esposizione sensoriale ai cibi, cioè il familiarizzare con le loro proprietà visive, tattili e olfattive, aumenta la curiosità e la disponibilità dei bambini a provare quegli alimenti durante il pasto.
In uno studio condotto su bambini di 12-36 mesi, si è scoperto che i piccoli che avevano partecipato ad attività quotidiane di gioco sensoriale con frutta e verdura per quattro settimane hanno toccato e assaggiato più verdure rispetto a un gruppo di controllo che non aveva avuto quell’esperienza.
Un altro studio su bambini in età prescolare ha confermato che chi ha giocato con frutta e verdura senza alcuna pressione a mangiarla ha poi provato più tipi di frutta e verdura rispetto a bambini che avevano fatto altre attività o che si erano limitati a guardare gli alimenti.
Questi risultati sono importanti perché mostrano che il gioco sensoriale aumenta la volontà di assaggiare, una variabile molto importante nei primi anni di vita quando i bambini sono spesso diffidenti verso sapori e consistenze nuove.
Non è solo questione di gusto: ridurre la neofobia alimentare
Neofobia alimentare è il termine con cui i ricercatori descrivono la paura o riluttanza a provare alimenti nuovi. È comune nei bambini piccoli e parte di una normale fase evolutiva, ma è anche uno degli ostacoli principali per un’alimentazione varia e sana.
Studi osservazionali suggeriscono che i bambini che si divertono con attività tattili e tattiche legate al cibo tendono ad avere livelli più bassi di neofobia alimentare, il che si associa a una maggiore accettazione di cibi nuovi o meno familiari.
Quando un bambino esplora un alimento con le mani, con il naso e con gli occhi senza la pressione di doverlo inghiottire subito, sta rimappando mentalmente quell’alimento da “ignoto e potenzialmente strano” a “qualcosa di familiare e interessante”. Questo processo di familiarizzazione ha un valore educativo enorme, ben oltre il semplice pasto del giorno.
Toccare e sporcarsi: parte della strada verso l’autonomia
L’esplorazione del cibo con le mani non è un “capriccio”, è un passo naturale verso l’autonomia. Man mano che un bambino cresce, vuole non solo mangiare da solo, ma anche controllare e conoscere il cibo che ha davanti. Il cervello dei piccoli è progettato per imparare facendo: dipingere con la purea o infilare pezzetti di frutta nelle ciotole è parte di questo processo di scoperta sensoriale e motoria.
Inoltre, recenti ricerche italiane mostrano che mangiare in autonomia, già nei primi anni di vita, è collegato a uno sviluppo migliore delle competenze comunicative e motorie: una scoperta affascinante che lega direttamente l’esperienza alimentare allo sviluppo più generale del bambino.
L’importanza di una relazione positiva con il cibo da piccoli
Spesso, quando un bambino rifiuta un alimento nuovo, la prima reazione degli adulti può essere quella di insistere, addirittura forzare o “trattare il bambino come un recipiente da riempire”. Secondo pedagogisti e nutrizionisti, questa tattica può essere controproducente: i bambini imparano bene quando si sentono sicuri, esplorativi e liberi di scegliere.
Permettere loro di esplorare il cibo con i sensi anche quando questo significa sporcarsi contribuisce a creare un’associazione positiva tra esperienza alimentare e piacere, riducendo la tensione e l’ansia che possono sorgere intorno ai pasti. Questa relazione positiva è spesso un predittore di scelte alimentari migliori nel lungo periodo, perché i bambini imparano a fidarsi delle proprie sensazioni e curiosità.
Alcuni consigli pratici per “giocare con il cibo” in modo utile
Se ti stai chiedendo come mettere in pratica queste evidenze nel quotidiano, ecco alcune idee che possono rendere il pasto e il gioco alimentare più efficaci e divertenti:
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Offri frutta e verdura in piccoli contenitori durante attività di gioco: lascia che i bambini tocchino, annusino e esplorino senza pressioni.
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Combina cibi con diverse consistenze e colori per stimolare i sensi (es. pezzi di mela, carote a julienne, fagiolini morbidi).
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Usa utensili sicuri e adatti: cucchiai, ciotole di plastica, piccoli colini possono rendere più interessante l’esplorazione tattile.
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Includi il bambino nella preparazione: anche mescolare ingredienti o scegliere cosa mettere nel piatto è una forma di apprendimento sensoriale.
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Mantieni un clima rilassato durante i pasti: incoraggia senza forzare, lodando l’esplorazione più che l’assaggio.
Un approccio che vale la pena provare
Giocare con il cibo non significa solo fare un disordine temporaneo. Secondo le evidenze, significa mettere in moto una serie di processi cognitivi e sensoriali che favoriscono la curiosità, la familiarizzazione e la disponibilità a provare nuovi alimenti. Questi benefici si riflettono non solo nel pasto immediato, ma in un rapporto più sano e positivo con il cibo che può durare per tutta la vita.
Quindi la prossima volta che vostro figlio impiastriccia la purea di patate o annusa una fettina di pera con occhi curiosi, ricordate che non sta facendo “solo un pasticcio”: sta imparando, esplorando e costruendo un rapporto vero con il cibo.