Intolleranza al lattosio: come curare l’alimentazione?

Chi accusa un’intolleranza al lattosio e non può fare a meno di curare attentamente l’alimentazione, per evitare ingestioni involontarie di questo zucchero. Recentemente abbiamo approfondito i temi legati alla diagnosi e alle ricerche in corso sulla latto-intolleranza. Questa volta la presidente dell’Associazione italiana dei latto-intolleranti ci aiuterà a fare il punto sui prodotti alimentari, anche illustrando la proposta per fissare una soglia massima di lattosio più restrittiva negli alimenti specifici, che possa essere valida in tutta l’Unione europea.

INTOLLERANZA AL LATTOSIO: L’ALIMENTAZIONE SPECIFICA

La dottoressa Facioni, presidente dell’Associazione italiana dei latto-intolleranti onlus, ci parla dell’intolleranza al lattosio in relazione all’alimentazione. “Fino a qualche anno l’offerta alimentare per i latto-intolleranti era scarsa, limitata a qualche bevanda vegetale e ad alcuni prodotti derivati. Oggi i prodotti dichiarati senza lattosio sono in continuo aumento. Secondo alcuni dati pubblicati da Assolatte, nei primi cinque mesi di quest’anno le vendite di questi alimenti sono aumentate dell’11%, mentre negli ultimi cinque anni il latte senza lattosio ha incremento le vendite del 38%. Sono molte le aziende che hanno iniziato a produrre latte senza lattosio e prodotti derivati, come lo stracchino, la mozzarella, la scamorza e altri formaggi. Ma bisogna sempre prestare attenzione al contenuto di lattosio.”

LA PERCENTUALE MASSIMA DI LATTOSIO

La presidente Facioni illustra la proposta di AILI per fissare una soglia massima di lattosio più restrittiva negli alimenti per latto-intolleranti. L’intolleranza al lattosio, come detto, prevede un’alimentazione molto attenta. “Come associazione, siamo a favore di prodotti con un residuo di lattosio non superiore allo 0,01%, cerchiamo di promuovere questo limite. Siamo stati a colloquio con il Ministero della Salute e lo scorso aprile al Parlamento europeo abbiamo avuto un colloquio con il presidente della commissione ENVI relativa al regolamento 1169. In quell’occasione abbiamo illustrato la nascita di questa nostra associazione, che è il riferimento nazionale italiano, e abbiamo sostenuto la necessità di tutelare le persone che non possono digerire il lattosio con una soglia di riferimento adeguata. Questo zucchero, peraltro, si trova nei più svariati alimenti oltre ai latticini, tra questi i dadi per brodo, i salumi, gli hamburger e la pasta fresca.”

“Recentemente abbiamo dato vita al primo marchio italiano ed europeo per certificare e identificare i prodotti senza lattosio, e senza lattosio, latte e derivati. Questa iniziativa sta avendo un grande successo, a testimonianza della necessità di creare un documento scientifico di riferimento, con delle linee guida e tutte le certificazioni del caso. Si tratta di un progetto a cui crediamo e al quale lavoriamo da anni.”

IL LATTE E I LATTICINI

Dopo aver parlato di prodotti specifici per i latto-intolleranti, abbiamo chiesto alla presidente Facioni alcune informazioni sui latticini che possono essere utili anche a chi può digerire il lattosio.

LE DIFFERENZE FRA LATTE E FORMAGGI

Per affrontare l’intolleranza al lattosio con un’alimentazione scrupolosa, occorre conoscere i cibi che ci si appresta a consumare. La dottoressa Facioni distingue i latticini in base al loro contenuto di lattosio. “Il contenuto di lattosio non è lo stesso per tutti i latticini. Nel latte è molto maggiore rispetto ai formaggi, e nel latte in polvere ancor più elevato. Anche tra i formaggi non sono tutti uguali quando si parla di contenuto di lattosio. I formaggi freschi contengono più lattosio di quelli stagionati, mentre i formaggi stagionati a pasta più dura ha un contenuto di lattosio quasi nullo. Le nuove normative del Parmigiano-reggiano e del Grana padano dichiarano che questi due prodotti sono naturalmente privi di lattosio. Anche l’Emmental originale ne contiene pochissimo. Da precisare, invece, che il lattosio si trova anche nel latte di capra, di bufala e di altri animali d’allevamento, non solo nel latte vaccino come alcuni credono.”

LA LATTASI SI PUÒ “ALLENARE”?

La dottoressa aggiunge che alcuni alimenti possono stimolare la produzione della lattasi. “Sicuramente la stimolazione alimentare della produzione della lattasi può essere di aiuto per cercare di non spegnere del tutto questo enzima. Introdurre alimenti che contengono poco lattosio, come yogurt e formaggi fermentati, può essere una buona strategia, sempre però valutando la comparsa di eventuali sintomi. Se un individuo non è intollerante ma elimina dalla dieta il latte e i derivati, molto probabilmente se reintrodurrà questi prodotti nella dieta potrà manifestare sintomi di intolleranza.”

HA SENSO ELIMINARE IL LATTE PER CHI NON È LATTO-INTOLLERANTE?

Maria Sole Facioni risponde a una domanda sul consumo di latte, che riguarda soprattutto le scelte individuali e che è piuttosto dibattuta ultimamente. L’esperienza sull’intolleranza al lattosio, riguardo all’alimentazione, può fornire alcune indicazioni utili anche a chi non è latto-intollerante. “Per chi non ha specifiche esigenze alimentari, abbandonare il latte e i suoi derivati diventa una scelta personale. Io posso dire che anche per una persona non latto-intollerante i prodotti senza lattosio risultano più digeribili, lo abbiamo riscontrato in tantissime persone. Il corpo assume un prodotto per il quale non deve impiegare energia nella digestione del lattosio, che in questo caso è già scisso.

Il corpo umano è un organismo che non può assumere direttamente zuccheri composti, ma ha bisogno di zuccheri semplici per fare energia. Tuttavia, per un soggetto non latto-intollerante, consumare solo prodotti senza lattosio può portare a sviluppare un‘intolleranza secondaria, perché in questo modo l’enzima lattasi è indotto a ‘spegnersi’, in modo parziale o totale.”

“Può essere opportuno seguire una dieta moderata, senza eccessi in un senso o nell’altro. Chi ha una predisposizione può decidere come alimentarsi, infatti se la lattasi è parzialmente attiva può bastare per digerire modeste quantità di lattosio.”

 

Articolo di: “www.ilgiornaledelcibo.it”